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Ritorno ad Exit
Ormai quella del lunedì sera è diventata una consuetudine che ha il gusto di una sfida… Riuscirà il nostro eroe a resistere fino alla fine di dicembre ed assistere anche alle ultime due puntate di Exit? I bookmaker quotano la mia presenza alle prossime puntate 2 a 1… scommettere signori scommettere…
Ma parliamo della puntata andata in onda ieri sera…
Si inizia con la Ilaria D’Amico trafelata a causa di una corsetta dovuta evidentemente ad un ritardo in sala trucco… In me che non si dica siamo in onda… lancio un po’ ansimante, sommario (mi chiedo perché non usino uno speaker professionista… maledetto budget!) e tutti pronti per il primo blocco. Si parla di madri assasine… Saranno rimasti delusi quelli che si aspettavano, al centro dello studio, il famoso plastico della villetta di Cogne e magari avrebbero raggiunto l’orgasmo (mediatico… si intende…) vedendo entrare in studio la Ilaria con in mano il colino di rame gentilmente concesso in prestito dal Vespone nazionale. Nulla di tutto questo… Solo due ospiti in studio, Concita De Gregorio e il mitico Carlo Lucarelli, mentre l’asso nella manica della redazione è in collegamento addirittura da Milano… evviva il satellite… evviva Galimberti!
La discussione è interessante e decolla immediatamente… Galimberti non si risparmia e osa andare addirittura contro “sua maestà la chiesa di Roma”. I filmati, soprattutto quello girato in Francia, sono molto ben costruiti (peccato gli autori debbano sempre ricorrere alle citazioni tratte da internet…ed infatti un primo riscontro del successo dell’argomento non tarda ad arrivare… il blog della trasmissione viene inondato da tantissimi messaggi di mamme interessate all’argomento.
Finalmente si distrugge il mito della perfezione genitoriale… Nessuno e proprio nessuno nasce genitore, al limite, lo si può imparare con il tempo e l’esperienza. Il piedistallo della perfezione non solo è insensato ma è anche pericoloso e le conseguenze, come racconta la cronaca, spesso possono essere irreparabili. Le parole di Galimberti bucano lo schermo… non tutti tra il pubblico in studio sembrano apprezzare fino in fondo e gli applausi languono; ma, evidentemente, non a tutti è concesso di capire la grandezza di quelle parole e la valenza sociale che assumevano in quel preciso momento…
Gli interventi in studio sono equilibrati anche se Lucarelli, con mio sommo rammarico, sembra un po’ un pesce fuor d’acqua… ma tutto sommato sembra filare tutto egregiamente.
Come di consueto, a circa un’ora dalla fine, si cambia argomento. Si parla della mafia e delle fiction dedicate a “cosa nostra”. Lasciatemelo dire, la scelta degli ospiti è stata semplicemente GENIALE… Non sto parlando del figlio del generale Dalla Chiesa e neanche di Lucarelli (semplicemente ridicolo riciclare gli ospiti da un blocco all’altro) ne, tanto meno, del regista de “il capo dei capi”, Enzo Monteleone.
Mi riferisco all’allegra accoppiata Mastella – Cuffaro… Sbalorditiva. Si parla se sia giusto o meno dedicare una fiction ( o dovrei dire fisction come insegna Cuffaro) a Toto Riina (che dal carcere si dice divertito della ricostruzione a lui dedicata). Personalmente non mi posso esprimere in quanto non ho visto la fiction-polpettone ( ad eccezione di 30 secondi, piuttosto mediocri) ma posso riportare alcuni stralci singolari del dibattito in studio. Per rafforzare il contraddittorio, dalla regia, parte un filmato realizzato in uno dei peggiori quartieri di Palermo, dove si vedono ragazzetti, poco più che maggiorenni, ammettere, non senza qualche imbarazzo, che la mafia, proprio la terribile mafia di cui si sta parlando, a loro, spesso, ha portato il pane a casa (non credo che la mafia si possa scegiere… In un ambiente mafioso c’è solo la mafia… E’ questa la forza endemica su cui si basano le cosche). Interessante, più che il dibattito in studio, è la reazione degli utenti del blog (chi di internet ferisce di internet perisce…). Le invettive degli internettiani si dividono tra il clan Mastella – Cuffaro (si dice che i due abbiano partecipato, come testimoni, al matrimonio di una persona legata a “Cosa Nostra”) e il giornalista che ha realizzato il servizio a Palermo. La discussione, a mio avviso, diventa sterile prima del previsto… Tutto si regge sul ruolo di Riina nella fiction: meglio schierarsi con il capo dei capi o con il personaggio di fantasia della fiction che incarna le istituzioni? Il quesito rimarrà insoluto…
Ormai è troppo tardi per risollevare le sorti della conversazione ed i titoli di coda sono ormai arrivati ai truccatori (per fortuna sono almeno 5 e si ha il tempo di vedere un fermo immagine di Cuffaro con la coppola in testa).
Rimane solo qualche secondo per i saluti e con 6 minuti di extra time siamo fuori onda.
Add comment Mercoledì, 5 Dicembre 2007








