Archive for Maggio 2008
Elogio di un campione
Si chiama Emanuele Sella e di mestiere fa il ciclista. E’ un ragazzo minuto, 53kg di nervi e muscoli in poco meno di 165 cm. Ha un viso simpatico e occhi intelligenti ma a primo sguardo non ti da l’idea di essere un campione delle due ruote, non ti sembra uno di quelli che in salita fa a paura. Eppure, a dispetto di tutto e contro la sfortuna, lui dietro la sua ruota sa creare il vuoto. Ti sembra di vederlo salire verso il traguardo in una vecchia immagine in bianco e nero, è uno di quelli che ragiona con il cuore, che non pensa alla “politica della mediazione”, uno di quelli che non ha paura di andare in fuga da solo. Sul Fedaia sembrava che una mano lo spingesse su, sembrava che venisse da un altro pianeta. Ma Il vero campione lo riconosci sulla linea del traguardo, quando leggi nei suoi occhi la gioia, il dolore, la rabbia, il sacrificio e i momenti no. E’ un misto di sensazioni che il campione, con atto di superba umanità, traduce in una immagine, una immagine indelebile per la storia del ciclismo: un bacio alla fede e un dito puntato verso la telecamera. Il campione si rende conto di “aver fatto un numero”, piange perchè non può tenere dentro una emozione troppo grande e dedica il successo alla persona che mille volte gli è stato accanto nei momenti difficili, anche questo è essere campioni. Tutti gli uomini di sport dovvrebbero sentire il cuore battere più forte quando vedono passare un eroe delle due ruote come Emanuele Sella. Poco importa se non vincerà il giro, poco importa se non sarà mai lui l’uomo da battere e poco importa se gli uomini di classifica sono altri, Emanuele è una lezione che va oltre il ciclismo, oltre lo sport e meriterebbe che le telecamere immortalassero ogni singola pedalata.
Grazie Emanuele!
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Chiaiano contro tutti
Ecco il racconto della professoressa Di Guida tratto da repubblica.it
“Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un’altra”.
“Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili – davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate – che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall’alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c’era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull’asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva – invece – contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare”.
“Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia”.
Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia – Napoli)
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Gay Pride 2008
Al Gay Pride 2008 di Roma io ci andrò.
Sarò in strada, come del resto gli anni passati, per guardare con i miei occhi la realtà; per sentirmi almeno una volta all’anno Io il “diverso”… Francamente mi augurerei di poter condividere le irresponsabili affermazioni della neo ministro alle pari opportunità Mara Carfagna, ma non credo che oggi si possa parlare di piena integrazione e, soprattutto, di pari dignità. C’è troppo ancora da fare, e troppi sono i diritti civili che vengono quotidianamente calpestati. E’ un problema enorme che la politica, sia quella che ancheggia a sinistra sia quella lo fa a destra (come direbbe l’amico Valerio Pieroni), colpevolmente ignora. Purtroppo, come sempre, le piaghe peggiori di tutti i problemi trovano terreno fertile nella sofferenza. Come se un destino beffardo volesse aggiungere al dolore una ulteriore dose di ingiustizia. E’ per tutelare le situazioni al limite, l’indigenza e la malattia, che uno Stato assistenzialista deve intervenire con un apparato normativo in grado di tutelare tutti, nessuno escluso.
Non mi offende e non dovrebbe offendersi nessuno (soprattutto chi sente di avere la coscienza sporca) se una volta all’anno un corteo variopinto sfila per la città a ricordarcelo. Vorrei un Gay Pride tutti i giorni se questo servisse a risvegliare le coscienze; e per chi non lo ricordasse la sfilata della Comunità LGBT a questo serve. E’ un atto formale di protesta come tanti altri, dove chi sente i propri diritti inviolabili di Uomo e di Cittadino calpestati, vuole accendere un luce nelle coscienze. Che sia un carnevale di piume e coriandoli o austeri manager in giacca e cravatta non importa, chiediamoci una volta ogni tanto perché migliaia di persone decidono di scendere in piazza e preoccupiamoci di fare in modo tale che dal 2009 non ci sia più bisogno di organizzare un Gay Pride.
Le polemiche sterili servono solo per distogliere lo sguardo dai problemi…
1 comment Martedì, 20 Maggio 2008









