Archive for Novembre 2007
Il pane e le rose
Se otto ore vi sembran poche,
provate voi a lavorare
e troverete la differenza
di lavorar e di comandar.
5E noi faremo come la Russia
noi squilleremo il campanel,
falce e martel,
e squilleremo il campanello
falce e martello trionferà.
10E noi faremo come la Russia
chi non lavora non mangerà;
e quei vigliacchi di quei signori
andranno loro a lavorar.
Add comment Giovedì, 29 Novembre 2007
Tra le “file” di Exit (La7)
Da buon televisionaro quale sono (uno di quelli che lavora con la televisione il giorno e la sera la guarda comodamente in poltrona) non potevo esimermi da produrre qualche dissertazione sul mondo del piccolo schermo…
Da qualche mese dedico il mio lunedì sera ad Exit il programma di inchiesta in onda su La7... per fortuna che gli studi di via salaria non distano più di tanto dal mio ufficio… Ed è proprio da Exit che voglio iniziare.
Si sa che quando nel palinsesto della prima serata si leggono nomi come Celentano per tutti gli altri ci sono poche speranze di portare a casa ascolti dignitosi… e lo sanno benissimo in casa Mediaset, tanto è vero che la controprogrammazione è affidata a Ghost (sperando che la pellicola ormai logora regga fino alla fine del film).
Dalle parti di La7 l’atmosfera è a dir poco etilica visti gli ascolti della precedente puntata di Exit… immagino i tappi di bottiglia che sono saltati, nell’incredulità generale, lo scorso martedì mattina vedendo i dati Auditel (peccato fosse stata la peggior puntata che io ricordi).
Ripetere il successo insperato, con il molleggiato sulla Rai che tra un silenzio e l’altro si porta a casa 2 milioni di euro più una bella promozione per il disco, non è cosa semplice e sembra saperlo Ilaria D’Amico che non a caso decide di sfoggiare un bell’abitino verde speranza (speranza di salvare almeno la media di rete) corredato di scarpine verde fondo di bottiglia (della serie la speranza è l’ultima a morire). Gli abituali due temi sono forti… si parla di anoressia e dei soliti adolescenti al bivio.
La prima parte, quella dedicata al problema anoressia e bulimia fila quasi senza intoppi… i filmati della redazione sono come spesso ben fatti e il reportage da Tel Aviv sulla modella morta è decisamente incisivo (peccato sia stato mandato alle 22). Difficile però definirla una trasmissione di inchiesta (almeno se per inchiesta si intende una trasmissione come Report) più che altro è stata una “chiacchierata” tra la ritardataria ministro Melandri (quella dell’entrata a trasmissione iniziata sta diventando un’abitudine singolare ad Exit, la fondatrice dell’Aba Fabiola De Clerq, Alessandra Arachi e l’omni presente Maria Rita Parsi. Il compito di disturbare l’idillio è stato affidato a Mario Gori (l’omonimia con il boss della Magnolia è inquetante) titolare di una agenzia di modelle piuttosto nota. Difficile se non impossibile il suo compito, ovvero quello di negare la responsabilità della moda nel problema anoressia e piuttosto ovvie le invettive che si è visto recapitare da un’inviperita Melandri. Da segnalare soprattutto c’è un passaggio singolare… Mentre la “ministra” era intenta a snocciolare i punti dell’accordo di autoregolamentazione sulla moda, arrivata al punto riguardante l’indice di massa corporea minimo consentito per le modelle viene interrotta dal rappresentante delle agenzie che protesta, affermando che numerose modelle, a suo dire normali, hanno un indice di massa corporeo inferiore a 18 e che quindi sarebbe un crimine imperdonabile escluderle dalle passerelle(tanto le modelle devono essere delle extraterrestri e mai e poi mai dei canoni di bellezza per millioni di ragazzine). L’obbiezione avrebbe meritato di essere coperta da un velo pietoso e invece la Ilaria (probabilmente imbeccata dalla regia) pensa bene di levare la parola alla Melandri per commentare con Gori (l’agente… non il produttore del programma) l’indice di massa corporea di una famosissima top model (NO COMMENT). Il primo blocco si trascina lentamente verso il terzo blocco pubblicitario. Il ritorno in studio segna il cambio di argomento… come detto si parla di quei mattacchioni dei giovani… e la saga del qualunquismo ha inizio… a poco serve avere tra gli autori Alessandro Sortino (il roscetto delle Iene) se poi si trattano questi argomenti come nella più squallida delle puntate di Lucignolo. Il ritratto dei pazzi tredicenni dediti all’uso di droghe e alcool sembrava firmato da Mario Giordano.. per non parlare poi di quando si tratta l’argomento sesso. Peccato perché gli ospiti in studio lasciavano ben sperare… il dibattito politico affidato al contradittorio tra la Melandri (reciclata dal primo blocco…) e Giorgia Meloni (mi scoccia dirlo ma più intelligente del previsto) mentre avrebbero dovuto portare un po di brio al tutto Melissa P (praticamente avrà detto tra un sonno e l’altro all’incirca 12 parole) , Camilla Raznovich (l’esperta….) e Marida Lombardo Pijola (l’indomita fustigatrice delle baby discoteche). Ma la teoria è una cosa e la pratica è un’altra e così il risultato finale è stato un polpettone di ovvietà a non finire… Lo scandalo dei video a sfondo sessuale che girano sui telefonini sembra aver conquistato lo studio e così è si possibile parlar d’altro. Il problema che assilla la D’Amico è come difendersi dai maschietti che propongono queste oscenità alle giovani fanciulle ignare… e cosi il secondo blocco finisce ancor prima di arrivare al cuore della questione (perché accade questo fenomeno? i giovani sono tutti uguali? i tempi sono cambiati? perché tra molti giovanissimi regna il disinteresse totale nei confronti di tutto e di tutti?) con buona pace di Melissa P e di Camilla di MTV che praticamente hanno fatto scena muta. Da segnalare c’è l’intervento del creatore di scuolazoo (il sito che raccoglie i video girati nelle scuole) che riesce a conquistarsi con un solo intervento le invettive di tutti i presenti.
Con un discreto sforamento di orario partono i titoli di coda e siamo fuori…
Puntata mediocre se confrontata ad alcune delle settimane scorse decisamente meglio riuscite… per fortuna che Celentano non è andato così bene…
La Pagella
Ilaria D’Amico Voto 5 “la speranza è l’ultima a morire” I filmati Voto 6.5 “irrinunciabili”Gli ospiti Voto 6 “potenziali inespressi” La regia Voto 5 “l’allegra burattinaia”
Add comment Martedì, 27 Novembre 2007
Il bipolarismo e la democrazia.
Governare un paese… qualsiasi paese… applicando un sistema democratico non è facile… Non è facile perché insito nel concetto di democrazia c’è un mondo di idee e di persone che spesso affrontano lo stesso problema partendo da punti diametralmente opposti. Ma questo dovrebbe essere il bello della democrazia, la quintessenza della libertà civile, quell’ideale per cui vale la pena lottare e se necessario morire.
Ma negli ultimi anni la classe politica Italiana, colta da un’estasi di modernismo riformista, ha associato alla parola democrazia dei significati “scoloriti” del termine… si è iniziato, forse, a considerarla come un dato ormai acquisito e consolidato. Il sistema elettorale è stato modificando numerose volte, ogni volta cercando di plasmarlo in maniera tale da garantire alla maggioranza del momento una rielezione assicurata (per fortuna alcune volte i tecnici sbagliano…) la Costituzione è stata modificata, il diritto da parte degli elettori di scegliere i propri rappresentanti è stato negato (i partiti politici ringraziano…) ed infine ci è stato “insegnato” che il bipolarismo ci avrebbe traghettato in un futuro felice.
Era il 1994 e nulla sarebbe stato più come prima… La politica, nel bene o nel male, era destinata a cambiare… Dalle sezioni di partito nei sotto scala si era arrivati ai mega uffici pubblicitari passando per i sotterranei di Arcore. La politica non sarebbe mai più stata ad appannaggio della “base”, delle cittadine e dai cittadini abituati ad estenuanti assemblee di partito, comizi in piazza e campagne elettorali porta a porta. Tutto era cambiato e nulla era più come prima (con buona pace di Tancredi). Negli anni la situazione è drammaticamente peggiorata spingendosi sempre più al paradosso.
Basta leggere i quotidiani per scoprire che la maggioranza è in pericolo costante nel momento in cui la coalizione non vota compatta un emendamento…
E questa sarebbe la democrazia per cui vale la pena lottare e semmai morire?
Io non ci posso credere… io non voglio crederci… la democrazia non è questa… io pretendo che i 945 parlamentari eletti della Repubblica Italiana non votino compatti come un solo essere. Ognuno di loro è chiamato in parlamento per rappresentare il Popolo italiano, ognuno di loro è chiamato a rappresentare il proprio elettorato. Le maggioranze atte alla promulgazione di una legge dovrebbero essere trovate in Parlamento, interpretando le istanze di tutti i rappresentanti che siedono al governo e all’opposizione e non costruendo artificiosamente delle maggioranze a tavolino. Perché Rifondazione Comunista e Alleanza Nazionale non posso votare insieme delle riforme a tema sociale, perché i partiti di ispirazione laica non possono unirsi nell’approvare leggi a tutela dei diritti civili, perché nessuno si accorge che così si mette in pericolo la Democrazia.
A cosa serve un parlamento che sfiora i 1000 membro quando sarebbe sufficiente una più agile oligarchia di capigruppo di partito ?
La risposa è ovvia… i nostri Parlamentari dovrebbero essere i “partigiani” della Democrazia, i tutori della Costituzione, gli eredi della tradizione politica italiana.
Add comment Sabato, 24 Novembre 2007








